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La Vergine di Guadalupe e Teotihuacán

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Guadalupe-Messico-marcopolonewsFinalmente sabato. Il telefono dall’Italia mi dà un po’ di tregua. Mi posso così godere l’atmosfera magica di questa vibrante città.

Ci vuole un po’ per arrivare alla Basilica di Nostra Signora di Guadalupe, sul monte Tepeyac, in questa città che sembra infinita. Il principale luogo di culto cattolico di tutta l’America Latina, con 20 milioni di pellegrini l’anno ed oggi io fra loro, tra il Tempio Espiatorio a Cristo Re del XVII secolo e la basilica moderna, nata dalla mano dell’architetto Pedro Ramirez Vazquez e inaugurata nel 1976. La basilica moderna, dedicata alla Vergine di Guadalupe, fu costruita per sostituire l’antico tempio, che stava sprofondando assieme al terreno. Il Tempio del Pocito, sempre parte del complesso, venne edificato nel 1791, nel luogo dove si credeva che le acque fossero fonte di guarigione miracolosa per i malati, e sempre qui nel 1815 il rivoluzionario José María Morelos y Pavón, che lottava per l’indipendenza del Messico, ebbe il permesso di andare a pregare la Vergine prima di essere ucciso.

La Vergine di Guadalupe è la santa protettrice delle future mamme. Quando nascono i bambini le famiglie vengono ad omaggiarla. Ed anche oggi vi sono tantissimi bebé vestiti come principini a rendere l’atmosfera ancor più gioiosa.

Il tempo è tiranno.

Lasciamo la Vergine e ci muoviamo verso Teotihuacán, città precolombina a 40 chilometri dalla città, uno dei più grandi siti archeologici mesoamericani, celebre per le sue piramidi e le sue architetture. Per un periodo, a metà del I millennio d.C., fu la sesta città più popolosa al mondo, e la più popolosa del Nuovo Mondo. Mentre la guida parla, mi accorgo di quanto la civiltà che la fondò, a un certo punto della sua storia, fu potente e grande quanto Roma, la mia città d’adozione. Inoltre, la città fu anche di forte influenza per l’architettura del centroamerica in generale: qui hanno avuto origine le piramidi a gradini, che furono assolutamente fondamentali nell’architettura Azteca e Maya. Lo stile con cui è stata costruita è chiamato Teotihuacán-marcopolonews“talud-tablero”, vale a dire che un pannello rettangolare (tablero) viene sistemato sopra un piano inclinato (talud).

Prendo un sombrero, mi avventuro tra le rovine e respiro l’emozione degli antichi aztechi, dove incontro anche il Ministro Franceschini, in maniche di camicia, turista come noi. Sarina capitaneggia magistralmente i miei compagni di viaggio, molti tour operators, sono deliziosi e molto professionali. La mia preferita è Anna Maria Alessandrini di Boscolo Tours, una biondina tutto pepe, di grande esperienza sul Messico. La poverina ha pure la sfortuna di avermi vicina di stanza a Camino Real, e verso le 4 ogni mattina ode attraverso il muro le mie interminabili telefonate!

Si fa presto l’ora di pranzo. Siamo all’Hotel Villas Arquelogicas (www.villasarqueologicas.com), qui relax, ottimo guacamole ed un buffet messicano strepitoso, accompagnato dai mariaci che intonano Cielito Lindo.

Una tequilita e via. Si rientra in città per una passeggiata al zocalo, piena di gente, di colore, di calore. Giorgio coglie con il suo obiettivo la meraviglia dei volti dei Capitalinos, il nome degli abitanti di questa immensa capitale, che si sviluppa a 2.420 metri sopra al mare. I primi abitanti, della cultura Olmeca, cedettero davanti al sorgere dell’impero di Teotihuacán, che avrebbe dato vita alle culture Tolteca e Mexica, fermate poi dai conquistadores spagnoli. E nei volti delle persone riconosco quella consapevolezza naturale di un popolo che conosce la ricchezza delle sue origini, che può dire orgoglioso a chi, come me, ha la fortuna di percorrere per qualche giorno le strade che lui calpesta per tutta la vita, “guarda, qui la storia ha scritto molte pagine”.

messico-Boscolo-marcopolonewsÉ subito sera. Siamo attesi a cena, alla Casona La Yucateca (www.casonalayucateca.com). Un’ultima serata di chiacchiere ed allegria con i miei compagni di viaggi, a scambiarci impressioni e fotografie della splendida giornata a zonzo. Una tequila per aperitivo e poi l’esperienza gastronomica tipica dello Yucatan. Mi immergo nel sapore del Kibis Ahumados, sentendo la menta fresca accanto al grano e all’habanero, per poi passare alle Salbutes, dove sento il cavolo, l’origano, i chiodi di garofano accanto all’avocado! Chiudo con un’insalata Tabule di Quinoa, semi di pane tostato, prezzemolo fresco, olio Xcatic, cetriolo creolo e sentore di pomodoro.

Morfeo implora ed io mi faccio rapire facile, abbracciata ai cuscini.

É la mia ultima notte a Camino Real, a Polanco (www.caminoreal.com).

Domani si dorme in volo…

di Patrizia Marin

19 Giugno 2016

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