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Uscire dalla pandemia con un nuovo Green Deal

Attivare investimenti “verdi” per mille miliardi di euro in dieci anni, un trilione, partendo da un pacchetto di risorse fresche di appena 7,5 miliardi ma puntando anche sulla quota del budget comunitario destinata all’ambiente che «deve essere almeno il 25%». Comincia dalle cifre la scommessa tra la realtà e le ambizioni del Green deal europeo, il piano con cui Ursula von der Leyen, la presidente della Commissione Ue, ha voluto dare un’impronta al suo mandato (https://www.ilsole24ore.com/art/green-deal-digitale-mobilita-e-consulenza-maxi-piano-ue-ACYPbHJB).

È chiaro già da ora che questa politica, con cui l’Europa diventa punto di riferimento nella lotta al cambiamento climatico, avrà successo se riuscirà ad attivare non solo i policy makers nazionali e locali, ma anche il settore privato, che significa non tanto e non solo la singola impresa, ma interi settori produttivi. Con un nuovo equilibro tra pubblico e privato che quanto più sarà solido tanto più sarà efficace.

Il Recovery Plan europeo, che punta ad attivare consistenti finanziamenti comunitari, dovrebbe, nelle nuove e ben più gravi condizioni generate dalla pandemia, rifondare e rilanciare con un nuovo Green Deal l’ambizioso progetto europeo per un’economia avanzata, decarbonizzata e circolare, si auspica (https://www.qualenergia.it/articoli/uscire-dalla-pandemia-con-un-nuovo-green-deal-per-litalia-un-manifesto-da-imprese-e-associazioni/). L’obiettivo strategico del piano: trasformare il vecchio continente nel primo blocco di Paesi a impatto climatico zero entro il 2050. Fondamentale è la riqualificazione energetica di tutti i settori economici.

Dalla sanità al lavoro, dalla lotta alle diseguaglianze all’economia circolare fino alla scuola, la rinascita del Paese conosce una “sola strada”, quella dello sviluppo sostenibile. Green Italia lancia un decalogo per il dopo coronavirus, per questa Fase 2, declinando le 10 mosse per cercare di “diffondere lo stesso entusiasmo che circolava nel dopoguerra, e quella stessa operosità degli anni ’50 e ’60 impegnata, questa volta, nel segno del Green deal”.

“Il Paese ha bisogno di una guida che lo indirizzi verso la ripartenza economica e sociale – spiega Green Italia, l’associazione composta da parlamentari, professionisti, e attivisti politici – una strategia di sviluppo dell’Italia che sia allo stesso tempo sostenibile, giusta e equa; ma soprattutto che sia capace di guardare avanti. Se tutti noi vogliamo il ritorno alla normalità, dobbiamo capire che la normalità attesa, quella che dobbiamo costruire per il futuro, non potrà essere uguale a quella che avevamo. Semplicemente perché quella normalità era il problema”.

Nel decalogo della “‘nuova era’ per l’Italia, innovazione e giustizia sono le parole chiave”. Guardare oltre l’emergenza e orientare la Fase 2, Un nuovo Green Deal – si sottolinea – è la via da seguire per una più forte e duratura ripresa perché valorizza le migliori potenzialità dell’Italia: quelle legate alle produzioni di qualità, sempre più green; quelle in cui ha raggiunto livelli di eccellenza, come il riciclo dei rifiuti, pilastro dell’economia circolare, l’efficienza energetica e le fonti rinnovabili di energia; quelle del nostro modello di agricoltura sostenibile e delle altre attività della bioeconomia rigenerativa; quelle delle città, da rilanciare con un vasto programma di rigenerazione urbana in chiave green; quelle dell’importante capitale naturale, necessario per il rilancio di diverse attività economiche come il turismo; quelle della transizione a basse emissioni e con carburanti alternativi verso la mobilità decarbonizzata, elettrica e condivisa e quelle dell’innovazione digitale.

Eleonora Albertoni

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