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Museo Mario Rimoldi è un inesplorato scrigno d’arte a Cortina

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museo-mario-rimoldi-marcopolonewsNon solo neve. A Cortina d’Ampezzo, la perla della Dolomiti, c’è un tesoro d’arte che, purtroppo, sfugge all’attenzione dei villeggianti, attratti dal fascino della vallata della città dolomitica, oltre che dalle sue funzionanti piste da sci. A due passi dalla passeggiata dello struscio dove tutti si ritrovano, sotto il campanile che di sera viene illuminato in modo suggestivo, c’è infatti il Museo d’Arte Moderna “Mario Rimoldi” che custodisce ed espone opere di artisti veramente eccezionali e famosi, le maggiori espressioni dell’arte del XX secolo. I turisti snobbano, forse perché ignorano, questo eccezionale museo che, assieme al Museo Paleontologico e al Museo Etnografico, appartiene alle Regole d’Ampezzo. Le Regole d’Ampezzo sono una proprietà collettiva plurisecolare e si occupano non solo della gestione dei boschi e dei pascoli presenti nel territorio ampezzano, ma anche della tutela e valorizzazione del patrimonio della comunità ampezzana.

Dentro al Museo d’Arte Moderna “Mario Rimoldi” c’è un mondo d’arte eccezionale e difficilmente visibile altrove, salvo le grandi gallerie mondiali come quelle di New York o di Washington DC. Una collezione che non solo Cortina ma l’Italia dovrebbero valorizzare non solo per fare apprezzare questo patrimonio, ma anche per accrescere la cultura.

Il museo è nato nel 1974 in seguito alla donazione alle Regole d’Ampezzo da parte di Rosa Braun, vedova di Mario Rimoldi. Mario Rimoldi, nato a Cortina nel 1900, fin da giovane cominciò ad appassionarsi all’arte, acquistando le prime tele, bronzetti e oggetti sacri. La figura di Mario Rimoldi è stata molto importante per Cortina: gestì l’Hotel Corona con il fratello Arturo, contribuì a fondare il Circolo Artistico, promosse l’istituzione di alcuni premi artistici, aprì pinturicchio-bambin-gesu-marcopolonewsun’agenzia turistica, fu lo storico sindaco durante le VII Olimpiadi Invernali e presidente dell’Istituto d’Arte.

La sua non è la storia di un semplice collezionista: non era un erudito, ma il suo amore per il bello e il suo stretto rapporto con i principali artisti del Novecento gli permisero di sviluppare un gusto artistico che tuttora si può cogliere. Nel 1929 conobbe Filippo de Pisis, a cui si legò presto in amicizia e del quale divenne uno dei principali committenti. Ebbe rapporti d’amicizia anche con Mario Sironi, Giorgio de Chirico, Massimo Campigli e Anton Zoran Music. Ma fu pure molto vicino a Sironidagli anni Quaranta, in seguito al crollo del fascismo e alla morte della figlia. Numerosi artisti ebbero occasione di soggiornare nel suo albergo e soprattutto di dipingere per lui: Alberto Savinio, Renato Guttuso, Tullio Garbari, Giorgio Morandi,Ottone Rosai, Felice Carena, Virgilio Guidi, Pio Semeghini.

Mario Rimoldi, pur rimanendo incompreso ai compaesani, ebbe modo di ottenere soddisfazioni già nel 1941 con la prima “Mostra italiana del Collezionista” che si svolse proprio a Cortina. Dieci anni dopo si svolse il “Premio Parigi” e Rimoldi fu il presidente del Comitato Esecutivo.

La collezione Rimoldi è oggi una delle più consistenti per quanto riguarda l’arte italiana del XX secolo. Il Museo si è inoltre arricchito di nuove e importanti donazioni: nel 1982 circa trecento opere della pittrice Alis Levi, nel 2011 circa sessanta opere di Mario Sironi, nel 2012 due opere di Capogrossi.

Il Museo d’Arte Moderna “Mario Rimoldi” ha sede nella Ciasa de ra Regoles e prevede tre piani: uno è dedicato alla collezione permanente – viene riallestita periodicamente – e gli altri due ad esposizioni temporanee. E già al piano terra c’è una rarissima e pregevolissima chicca del Pinturicchio, rimasta nascosta per secoli ed esposte recentemente solo in poche gallerie straniere. Cortina-4È infatti ospitata fino al 31 gennaio la mostra-evento “Il Bambin Gesù delle Mani”, un eccezionale capolavoro del Pinturicchio, nonché gioiello dell’arte umbra rinascimentale. Un’opera che custodisce inoltre un intrigo che ha la sua genesi negli appartamenti di Papa Alessandro VI Borgia in Vaticano; rimasto nascosto per quasi cinque secoli, è ora visibile grazie alla Fondazione Giordano che da circa dieci anni si impegna affinché l’opera e il segreto che essa custodisce divengano noti. Lo si ammira dopo un percorso quasi didattico sancito da un video racconto di Arnoldo Foa. L’opera va contemplata ed ammirata in una sorta di teca buia dove essa risplende e affascina per la sua inusitata bellezza. Ma a farsi ammaliare sono poche persone, mentre a due passi lo struscio di turisti è quello della 5.a Avenue di New York.

Il Museo d’Arte Moderna “Mario Rimoldi” nella Ciasa de ra Regoles, poi, al primo piano ospita fino al 28 marzo la mostra “Imago Aphroditae”. La bellezza muliebre dal XV al XX secolo, che si propone di riflettere sul tema dell’iconografia femminile e sull’ideale di bellezza che è emerso nel corso dei suddetti secoli. Sono presentate varie tipologie di donna: la “Madonna col Bambino”, “Santa Maria Maddalena”, la “Zingara”, “Santa Lucia”, “Lucrezia”, “Cleopatra”, “Porzia”. La mostra si conclude con volti di donne del XX secolo, provenienti dalla collezione Mario Rimoldi.

Forse sarebbe necessario un maggiore sforzo informativo per dare ai turisti la rara opportunità di cogliere questi momenti di apprezzamento artistico ed estetico, di cui Cortina e il nostro Paese debbono andare orgogliosi. Perché Cortina non è solo il fascino delle sue montagne e delle sue tradizioni ma anche della sua centralità internazionale.

 

di Dario de Marchi

10 Gennaio 2016

 

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