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Le migliori cure contro il Covid-19 nei paesi del Golfo Persico

Le autorità sanitarie saudite non nascondono la soddisfazione. “Abbiamo uno dei più bassi tassi di mortalità per coronavirus nel mondo, e la più bassa percentuale di casi critici tra i pazienti contagiati”, commenta il Ministro della Salute Dr. Tawfiq Bin Fawzan Al-Rabiah.

I numeri gli danno ragione: l’Arabia Saudita, su 54.752 infetti da Covid19 conta finora solo 312 morti, pari allo 0,56%, a fronte di una mortalità media mondiale del 6,7%. Come Riyhad, anche le altre capitali arabe del Golfo Persico mostrano numeri sorprendenti: in Quatar si contano 15 decessi su 32,604 casi (0,04%), in Oman 25 su 5379 (0,46%), in Kuwait 112 su 14.850 (0,75%). Il tasso di mortalità più elevato, circa l’1%, è quello degli Emirati, con 220 morti su 23.358 tamponi positivi.

Come è possibile?

Al Rabiah attribuisce il risultato alle “cure esemplari fornite ai pazienti” e ai piani di contenimento e gestione del virus che i sauditi hanno fatto scattare quando dall’Italia sono iniziate ad arrivare le notizie più allarmanti. Distanziamento sociale, chiusura di scuole, università, negozi, cinema, moschee, manifestazioni sportive. Stop anche ai pellegrinaggi alle città sante della Mecca e Medina; stop alle preghiere collettive nelle moschee e divieti di assembramenti anche dopo il tramonto, durante il ramadan. Parallelamente, i sauditi, come tutti i paesi del golfo, hanno dispiegato una imponente macchina di prevenzione, con tamponi a tappeto, isolamento domiciliare, quarantene, servizi di assistenza. Durissima la applicazione dei divieti: denunce multe salatissime per chi viola il coprifuoco, diffonde notizie allarmistiche, o specula sui prezzi dei dispositivi di sicurezza, come mascherine e gel disinfettanti, e sui generi alimentari o di prima necessità.

Il sistema sanitario integrato degli Emirati Arabi Uniti vanta uno dei più alti tassi di recupero COVID-19 al mondo. Il motivo non e´ dovuto solo alle efficaci misure di prevenzione e all’efficacia deterrente delle sanzioni per chi viola le regole, ma anche alla avanguardia del sistema sanitario dei paesi del golfo.

I ricercatori degli Emirati Arabi Uniti hanno dimostrato di essere all’avanguardia per questa svolta nella medicina attraverso la terapia con cellule staminali adulte, soprannominata la nuova forza curativa del 21° secolo, così come Internet ha rivoluzionato il secolo scorso.

I medici con base ad Abu Dhabi hanno annunciato un lavoro pionieristico nella terapia con cellule staminali per riparare i danni ai polmoni causati dall’infezione da coronavirus. Un aspetto semplice, ma affascinante di questa nuova terapia: viene somministrato per inalazione. È un momento importante per l’immunoterapia e la medicina rigenerativa: il team di Abu Dhabi ha trattato con successo 73 pazienti COVID-19, che erano stati curati con COVID-19 prima delle dimissioni dall’ospedale.

Parlando in una conferenza stampa sugli aggiornamenti del coronavirus, la dott.ssa Fatima Al Kaabi, capo dipartimento di ematologia e oncologia della città medica di Sheikh Khalifa ad Abu Dhabi, ha spiegato i risultati della terapia con cellule staminali. “Presso il Centro di cellule staminali di Abu Dhabi, siamo orgogliosi di lavorare allo sviluppo di un trattamento di supporto per i pazienti COVID-19 che è sottoposto a studi clinici per la prima volta negli Emirati Arabi Uniti. “Questo è un risultato nazionale “, ha detto la dott.ssa Fatima Al Kaabi, che fa parte del gruppo di ricerca sulle cellule staminali contro il COVID-19.

Il trattamento annunciato è di supporto e non curativo, ha spiegato, e aiuta ad alleviare i sintomi di COVID-19 piuttosto che sradicare il virus stesso. Il trattamento è stato somministrato su 73 pazienti positivi confermati in COVID-19 ed è stato considerato un successo, dopo che sono stati guariti dal virus inalando il trattamento nei polmoni dopo che è stato “nebulizzato in una nebbia sottile”.

Si ipotizza che il trattamento pionieristico abbia il suo effetto terapeutico rigenerando le cellule polmonari e modulando la risposta immunitaria per evitare che reagisca in modo eccessivo all’infezione COVID-19 e causi ulteriori danni alle cellule sane.

Il trattamento è stato sviluppato da un team di medici e ricercatori presso il Centro di cellule staminali di Abu Dhabi (ADSCC). Il ministero dell’Economia degli Emirati Arabi Uniti ha rilasciato un brevetto per lo sviluppo di un trattamento innovativo e promettente per le infezioni da COVID-19 utilizzando cellule staminali.

Come funziona la terapia con cellule staminali?

Implica l’estrazione di cellule staminali dal sangue del paziente e la sua reintroduzione dopo averle “attivate”. Il trattamento ha avuto successo gia´ nella fase iniziale degli studi clinici, dimostrando la sua efficacia. E´ importante segnalare che non solo nessuno dei pazienti che avevano ricevuto il trattamento ha riportato effetti collaterali, secondo quanto dichiarato dal team di ricerca di Abu Dhabi, ma soprattutto che,  ancora più importante, non sono state trovate interazioni con i protocolli di trattamento convenzionali per i pazienti con COVID-19.

Altri studi per dimostrare l’efficacia del trattamento sono in corso e dovrebbero essere completati “in un paio di settimane”.

Il trattamento è stato somministrato ai pazienti insieme all’intervento medico convenzionale e continuerà ad essere applicato in aggiunta ai protocolli di trattamento stabiliti piuttosto che in sostituzione. Un brevetto degli Emirati Arabi Uniti è stato concesso per il metodo innovativo in cui le cellule staminali vengono trattate. L’innovazione rappresenta il risultato di numerosi lavori di ricerca scientifica condotti negli Emirati Arabi Uniti e delle leggi emanate per attirare talenti da diverse parti del mondo.

Eleonora Albertoni

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